La Proibita nasce da una idea malsana di “ristrutturazione” di un mezzo che ha fatto parte delle vicende motociclistiche italiane, soprattutto per via della storia aziendale.

proibita_img-20151027-wa0004 Si tratta della Cagiva SXT, una tipica moto da fuoristrada ma anche turistica e che, insieme alla versione stradale SST, fu l’ultimo modello prodotto dalla AMF-Harley Davidson sul territorio italiano ma anche il primo prodotto dalla Cagiva negli stabilimenti e con il marchio appena rilevati.

Infatti Cagiva entrò nel mercato motociclistico nel 1978, dapprima con una scuderia di due moto da corsa affidate a Gianfranco Bonera e Marco Lucchinelli, subito dopo aver rilevato lo stabilimento di Schiranna, in provincia di Varese, nel quale venivano prodotte le AMF-Harley Davidson (e prima ancora le mitiche Aermacchi).
Cagiva è un acronimo che sta per CAstiglioni GIovanni VArese, che identifica il fondatore della Cagiva, creata nel 1950 come azienda produttrice di minuterie metalliche. I figli di Giovanni, responsabili della acquisizione della AMF-Harley Davidson, sono Claudio e Gianfranco… faranno lungamente parlare molto di loro, nel mondo motociclistico… ne saranno testimoni marchi molto famosi: Moto Morini, Ducati, Husqvarna, MV Agusta…

proibita_img-20151029-wa0001 La moto fu in produzione dal ’75 con le tre cilindrate da 125, 175 e 250. Dal 1978  fu lanciata sul mercato la versione 350 cm³, che è proprio il rottame su cui si sta lavorando. Queste moto vennero inizialmente prodotte con il marchio AMF Harley Davidson, poi nell’80 vennero prodotte con il marchio HD-Cagiva, per l’accordo intercorso, e in seguito col marchio Cagiva; tutti i modelli erano muniti di motore a due tempi e lubrificazione separata tramite una pompa Keihin azionata dal propulsore e regolata in funzione della posizione del comando del gas.

Il modello 350 era molto simile alla versione 250, si differenziava nel motore, nero anodizzato, nella livrea e nella componentistica, come il parafango anteriore, nero e più corto, lo scarico, più raccolto, che passava sopra il motore e attraverso il telaio, ed alcuni altri particolari. Questa moto fu sostituita dalla Ala Rossa 350, con motore a 4 tempi.

Questa moto, al contrario dei sui fratellini più “piccoli” ha avuto uno scarso successo commerciale, probabilmente per via di alcuni difetti progettuali tra cui: consumi troppo elevati, vibrazioni che, oltre i 100 km/h, raggiungevano pedane e manopole con frequenze elevatissime, rendendo ben poco confortevole la guida per lunghi tratti, specialmente in autostrada. Le vibrazioni elevate, inoltre, provocavano la rotture dei parafanghi anteriore (plastica) e posteriore (metallo) in corrispondenza degli attacchi.

Ma a noi le moto piacciono soprattutto così, quando sono un pò “ignoranti”…

Caratteristiche tecniche – Cagiva SST 350
Dimensioni e pesi
Ingombri(lungh.×largh.×alt.) 2.125 × 865 × 1.190 mm
Altezze Sella: 825 mm – Minima da terra: 150 mm
interasse: 1.420 mm Massa a vuoto: 133 kg Serbatoio: 15
Meccanica
Tipo motore: monocilindrico a due tempi Raffreddamento: ad aria
Cilindrata 341,8 cm3 (alesaggio 80,0 x corsa 68,0 mm)
Distrinuzione: piston port Alimentazione: carburatore Dell’orto PHBE 34 BD
Potenza 25,32 CV a 5750 giri

Coppia: 3,30 kg/m a 5000 giri

compressione: 9,6:1
Frizione: multidisco a bagno d’olio Cambio: a 5 rapporti
Accensione volano alternatore e puntine
Trasmissione primaria ad ingranaggi elicoidali, finale a catena
Avviamento a pedale
Ciclistica
Freni Anteriore: a disco pieno da 260 mm / Posteriore: a tamburo da 160 mm
Pneumatici anteriore 3.25×19 Pirelli, posteriore 4.00×18 Pirelli
Prestazioni dichiarate
Velocità massima 139,534 Km/h
Consumo media 15,5 km/litro